Il principio dei sogni: Alta via delle Dolomiti n. 1

Aggiornamento: 29 mag


Tutto iniziò che avevo 17 anni. Beh non proprio tutto tutto. C'era già una buona dose di amore per la montagna, data dai miei genitori. C'era la passione per le camminate, data dal CAI. C'era il l'emozione di un viaggio a piedi, zaino in spalla, insegnata dallo scoutismo.

Queste sono state le basi con cui ho deciso di intraprendere un cammino. E non uno qualsiasi, ma la famosa Alta via delle Dolomiti, detta Alta via dei Giganti. E di giganti si parlava: giganti le montagne, giganti i dislivelli, giganti i nostri zaini! Non ricordo nemmeno come sono riuscita a trascinare con me due mie amiche, ma ricordo di mio padre che andò a parlare con i genitori di una di loro per convincerli a lasciarla andare. Sempre dalla mia parte mio padre in queste cose, credo capisse il mio bisogno di avventura, oppure semplicemente non voleva che partissi sola.

Fatto sta che ci ritrovammo una calda mattina di agosto a farci strada tra i turisti al lago di Braies, attirando sguardi incuriositi sui nostri zaini. Si perché eravamo tre 17enni, chi li aveva i soldi per i rifugi? Allora carica in spalla tenda, sacchi a pelo, fornello e moka! C'era nei nostri zaini molta inesperienza, se ci ripenso ora, con la mia attrezzatura ultralight, mi fanno ancora male le spalle. Ovviamente non avevamo GPS, e ancora non esistevano le app con i sentieri, perciò in zaino dovevano trovare posto anche 3-4 cartine. Menomale che alcuni sentieri già li conoscevo. Siamo partite allegre e spensierate, senza sapere dove il sentiero ci avrebbe portate. Il terzio giorno già non ne potevamo più. Una di noi aveva sui piedi delle vesciche spaventose, e non riusciva proprio più a proseguire. Abbiamo chiamato i miei che prontamente sono venuti a salvarci a Capanna Alpina. La salvezza è arrivata su 4 ruote sotto forma di una grossa, dolce, sugosa anguria. Ma mentre guidavamo verso casa io avevo già preso la mia decisione: un giorno di riposo e poi sarei ripartita, anche da sola. Per fortuna non fu necessario partire sola: Giorgia decise di proseguire con me. Durante la giornata di riposo arrivammo a conclusione che non potevamo continuare a viaggiare così cariche. Abbandonammo tenda, sacchi a pelo, materassini, e addirittura la moka. Eravamo giunte a più miti consigli. Ripartimmo cariche di energie e scariche di spalle da dove eravamo rimaste.

La prima sera al rifugio Nuvolau fummo cacciate come cani rognosi dal proprietario ubriaco. La nostra colpa? Non avevamo prenotato. Al rifugio sotto, l'Averau, ci hanno viste arrivare quasi in lacrime, e ci hanno fatto un generoso sconto, perché altrimenti non avremmo potuto permetterci un rifugio privato. Mai dormii in posto più bello. Ricordo ancora la doccia rilassante, la camerata tutta per noi, l'ottima cena e la stella cadente enorme che ha illuminato la cima dell'Averau. Da lì in poi il viaggio è proseguito (quasi) senza intoppi, a parte qualche momento di paura sul Pelmo. Era così bello alzarsi la mattina in un posto magnifico, cammianre chiacchierando del futuro, attraversando posti incredibili, e arrivare a sera in un altro rifugio, dove farsi coccolare da una stube calda e buon cibo. Scopro che la tenda è una grande avventura, ma anche il rifugio è affascinante. Essendo due ragazze così giovani, e non essendo ancora l'alta via così battuta come lo è oggi, attiravamo l'attenzione di molti, che ci riempivano di complimenti e ammirazione. Eravamo così orgogliose!

L'apice del viaggio è stato un pomeriggio, sulla strada per il Tissi. Ci eravamo attardate per raggiungere cima Coldai, poi per fare il bagno nel lago, senza accorgerci delle nuvole nere che si addensavano. Il cielo ci ha sgridate con una bella lavata, e non solo "di capo". Ovviamente arriviamo in rifugio e smette. Siamo bagnate come pulcini, e un po' depresse. Ma poco dopo il cielo si apre, il sole tramonta e.... la parete nord del Civetta, con i suoi 1000 metri di strapiombo, è rossa fuoco, e un arcobaleno la incornicia come un quadro. Che meraviglia!

Il nostro cammino finisce un po' prima di Belluno, siamo stanche e non attrezzate per le ferrate sulla Schiara. Inoltre si avvicina l'inizio della scuola, e non abbiamo finito i compiti.... Passiamo l'ultima notte in un bivacco, in compagnia dei ghiri. Poi torniamo un po' tristi a valle, e da lì al caldo soffocante della pianura.

Torno a casa e già penso al prossimo viaggio. Quante alte vie ci sono in Dolomiti? Voglio farle tutte! In quei giorni nasce il sogno di percorrere tutte le Alpi a piedi, sogno che coltiverò a lungo e realizzerò esattamente 10 anni dopo.





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