Walker's Haute Route
- Elisa Cortelazzo
- 9 gen
- Tempo di lettura: 31 min
Aggiornamento: 5 giorni fa

In molti ci hanno chiesto perché abbiamo preferito questo trekking al più classico e famoso Tour du Mont Blanc. I motivi della nostra scelta sono stati molti, ma vi anticipo già il risultato: non ce ne siamo pentiti nemmeno per un minuto!
Ho scoperto di questo trekking per caso. Come molti appassionato di lunghi cammini in quota ero affascinata dal TMB, e stavo cercando informazioni sulle tappe. Così, per caso, sono incappata nella Walker's Haute Route. Un trekking di 14 giorni che collega Chamonix a Zermatt, attraversando passi che sfiorano i 3000 metri, parchi naturali, a due passi da ghiacciai imponenti e laghi cristallini. Me ne sono innamorata subito! Questo trekking prende spunto dalla classica Haute Route, un percorso scialpinistico che collega i due paesi di montagna, attraversando maestosi ghiacciai. Sulla scia del successo di questa traversata è stata ideata una versione escursionistica, che non presenta difficoltà alpinistiche, dedicata a chi ama il semplice camminare. Più mi informavo e più mi affascinava e ai miei occhi acquistava punti rispetto al TMB. Ho preso nota mentalmente e messo da parte il progetto per quando i tempi fossero stato maturi.
Abbiamo deciso di fare questo viaggio in un giorno di febbraio, quando in una stanza di ospedale hanno distrutto i nostri progetti per l'estate. Allora per tirarci su ho detto: "questa estate faremo la Walker's Haute Route!" e così è stato.

Walker's Haute Route o Tour Du Mont Blanc?
Ma torniamo alla domanda iniziale: perché questa e non il famoso anello del Monte Bianco?
Innanzitutto è partito da un sogno personale: ho sempre voluto vedere il Cervino dal lato svizzero, e l'idea di raggiungerlo a piedi, dopo 14 giorni di cammino mi affascinava.
Poi la lunghezza: chi mi conosce sa che amo le sfide, e se posso scegliere tra un trekking di 8-10 giorni e uno di 14 indovinate quale scelgo...?
Infine, e anche questa è una scelta personale, la popolarità. So che c'è a chi piace fare community lungo il cammino, incontrare tutti i giorni le stesse persone, chiacchierare, ritrovarsi per la sera. Di sicuro queste persone preferiranno il TMB. A me invece piace la tranquillità. Abbiamo camminato i primi due giorni sul tracciato del TMB, e in pieno agosto era davvero affollato. E' stato un sollievo, lo ammetto, quando il terzo giorno a Champex-Lax abbiamo salutato le decine di escursionisti che andavano verso il Grand Col Ferret e in compagnia di una manciata di persone abbiamo proseguito verso il Mont Brulè. Da qui in poi abbiamo incontrato pochissime persone, allora sì era facile conoscersi e riconoscersi dopo qualche giorno di cammino, e scambiarsi chiacchiere e informazioni. Ma abbiamo anche assaporato la solitudine, abbiamo dormito in compagnia degli stambecchi, e camminato ore in silenzio perfetto.
Se tutto questo ti incuriosisce, vieni con noi in questo viaggio incredibile!
Giorno 0: da casa a Chamonix Mont Blanc
Partirò da qui, anche se il viaggio è iniziato molto prima, con mesi di programmazione, a studiare le tappe, i posti per fermarsi, i supermercati, e cosa mettere in zaino. Ma non si può raccontare tutto!
Siamo partiti al mattino molto presto, per affrontare le lunghe ore di viaggio in auto fino a Briga, in Svizzera. Qui abbiamo avuto la fortuna di trovare un parcheggio gratuito, e abbiamo proseguito in treno. Piccolo avvertimento: i treni svizzeri sono CARISSIMI! Per andare da Briga a Chamonix avviamo speso 106 franchi a testa, un vero salasso! Comunque il viaggio in treno è piacevole, ci compriamo un kebab in una stazione e guardiamo la valle scorrere veloce. A Martigny il treno inizia ad inerpicarsi su per le montagne, e continua nella valle a pochi centimetri dal burrone!

Arriviamo finalmente a destinazione, e possiamo alzare gli occhi sul maestoso Monte Bianco! Schiviamo la folla del centro e ci dirigiamo subito verso il campeggio. Ci fanno montare la tenda schiacciati tra gli altri escursionisti. E' pieno di persone che partono, hanno finito o stanno facendo il TMB. Il campeggio è piccolo, affollato, la coda per le poche docce lunghissima. Non si respira una bella aria, molti sono stanchi e nervosi, chi arriva dopo di noi è costretto ad andarsene, perché il campeggio è pieno... Ce la svigniamo prima possibile e facciamo un giro per il paese. Fa davvero caldo, molto più di quel che pensavamo! Compriamo degli adesivi come souvenir e festeggiamo l'inizio di questa avventura con una deliziosa fonduta!
Giorno 1: da Chamonix al Col del le Balme
La notte non è stata granché, d'altra parte il sottile telo della tenda non ti protegge dal russare di chi ha piantato la tenda a 30 centimetri dalla tua... Mi alzo molto prima della sveglia, e ne approfitto per farmi l'ultima doccia, chissà quando sarà la prossima! Impacchettiamo tutto e andiamo a fare colazione in una pasticceria tanto deliziosa quanto cara.
Ora devo fare una piccola premessa. Abbiamo passato settimane a discutere e studiare il percorso. Avevamo 14 giorni a disposizione per fare un trekking di 14 giorni. Un po' tirati, considerando che non ci piace correre, e che il meteo è imprevedibile. Inoltre volevamo assolutamente aggiungere due tappe: una all'inizio, per raggiungere il Lac Blanc, e una alla fine, per dormire vicino al Riffelsee. Così abbiamo deciso che per poterci permettere di raggiungere questi due laghi avremmo dovuto tagliate qualcos'altro. Come? Niente autobus, ma l'aiuto di qualche seggiovia. Qualcuno storcerà il naso, i puristi del trekking, ma a noi non importa, abbiamo aggiunto due posti meravigliosi e saltato qualche noiosa salita e discesa su piste da sci!
La tappa ufficiale della WHR porta da Chamonix a Argentiere camminando a fondo valle, poco interessante. Così abbiamo preso una seggiovia fino a Brevent, e da lì abbiamo percorso un magnifico sentiero in quota. La giornata era limpidissima e molto calda, la vista sul massiccio del Monte Bianco qualcosa di unico. Il lungo tratto iniziale, in leggera discesa, con la vista sulle Grand Jorasses è stata una vera goduria, l'inizio ideale della nostra avventura! Invece ci è piaciuta molto meno la salita fino al famoso Lac Blanc. Non ci aspettavamo così tante persone! Il sentiero era così affollato che lo abbiamo paragonato a uno dei sentieri dolomitici più famosi: sembrava di andare al Sorapiss! E l'arrivo al lago non è stato meglio: musica alta al rifugio pieno di gente, e persone ovunque attorno a questi piccoli laghetti. Decisamente non era la condizione ideale per ammirarli. Inoltre un leggero vento muoveva l'acqua, impedendoci così di vedere il famoso riflesso. Probabilmente il momento migliore per godersi questo luogo è l'alba o il tramonto, ma qui campeggiare è vietato. Quindi proseguiamo, e in brave ci lasciamo la folla alle spalle. Oltre a noi sul sentiero ora ci sono solo altre persone con grossi zaini, che parlano ogni lingua immaginabile: sono gli escursionisti sul TMB. Da qui la discesa si fa ripidissima, talmente ripida che è un continuo di scalette verticali. Dopo un po' dico a Luca: "non ho mai fatto così tante scale metalliche senza essere assicurata!" Infatti da noi un sentiero del genere sarebbe sicuramente classificato come via ferrata, qui invece nemmeno un cartello! Siamo quasi a valle verso le 4, cotti dal sole che non ha mollato un attimo, e abbastanza stanchi. Eppure vediamo gente che attacca ora la salita! Chissà dove dormiranno, su un sentiero così ripido e con il divieto al lago.
Noi siamo finalmente a valle, e ora godiamo di camminare per un po' all'ombra del bosco. Passiamo un paio di paesini e raggiungiamo Le Tour. Abbiamo il tempo di comprarci un gelato al bar, e ce lo mangiamo in seggiovia, salendo al Col de le Balme. Sotto di noi noiose e assolate piste da sci: non ci pentiamo della nostra decisione.
Arrivati in cima è il momento di trovare un posto per la tenda. Vicino alla seggiovia ci sono già delle persone: una coppia sta montando la tenda proprio sotto l'arrivo, e due ragazze stanno facendo le acrobazie per lavarsi con l'acqua delle camel beg. Luca trova un briciolo di ombra e dichiara che da lì non si muoverà fino al calare del sole. A me non piace tanto il posto, non è abbastanza pianeggiante, così gironzolo un po'. Poco lontano trovo il posto perfetto: ampio, piano, con vista mozzafiato e lontano da sentieri e impianti. Ci trascino Luca, e ci accasciamo in una microscopica ombra a riposare e mangiare patatine. Mentre mangiamo un abbondante piatto di spatzle e guardiamo un gruppo di camosci che si avvicina curioso, mentre mi massaggio i piedi e guardo il sole sostituirsi ad una enorme luna piena, penso che sono felice. Sono finalmente su questo trekking che sogno da anni e pianifico da mesi, la prima giornata è stata eccezionale, e ci attendono due settimane di avventura. Come se non bastasse le previsioni sono perfette, e il posto tenda di stasera è semplicemente incredibile. "Questo sarà il posto tenda più bello del trekking" dico a Luca, ma non so ancora le meraviglie che ci attendono....
Lunghezza: 15,1 km
Dislivello positivo: 750 m
Dislivello negativo: 1350 m
Giorno 2: da Col del le Balme ad Arpette
Siamo a 2200 metri, eppure la notte è stata così calda e asciutta che abbiamo domito senza intercapedine della tenda, e con i sacchi a pelo aperti. Ogni tanto la notte apriamo un occhio, e attraverso il telo della tenda vediamo la luna che splende come un faro e il ghiacciaio del Bianco che luccica. Anche quando suona la sveglia alle 6 possiamo vedere le montagne ancora prima di alzarci. Cosa chiedere di più? Mentre facciamo colazione le cime si colorano di rosso e la luna tramonta dietro le montagne. Siamo sempre più grati e entusiasti.
Ripassiamo vicino alla seggiovia del giorno prima, dove ora ci sono più di 10 tende, una attaccata all'altra e su terreno in pendenza... In poco tempo siamo al rifugio Col de Balme (e qui entriamo in Svizzera!), dove ci concediamo un secondo caffè. Proseguiamo su un fantastico sentiero in costa, tra vari sali scendi. Dopo una curva ci compare davanti all'improvviso il ghiacciaio di Trient, che spettacolo! Mano a mano che proseguiamo verso il ghiacciaio possiamo vedere il sentiero che ci attende oggi: una vertiginosa discesa a valle, e una ripidissima risalita a zig zag dall'altra parte, Si vede la forcella che dobbiamo raggiungere, e sinceramente fa un po' paura, sembra verticale!
Raggiunto il fondovalle facciamo una sosta in bar per una torta e una bibita, e ne approfittiamo per caricare i cellulari. Abbiamo con noi un piccolo powerbank, ma approfittiamo di ogni possibilità per un po' di carica. Io scarico molto il cellulare, perché faccio il tracciato gpx, faccio le foto e controllo le mappe. Inoltre ho attivata una esim per poter comunicare e controllare le previsioni meteo.
Ripartiamo verso mezzogiorno, sopra di noi quasi 1100 metri di dislivello e un sole che picchia come un martello. Ci salva la presenza di molti ruscelletti, che usiamo per rinfrescarci. Ogni goccia d'acqua che scorre la usiamo per bagnare il cappello, la faccia e raffreddare i polsi. Il caldo è comunque tantissimo. Troviamo ora moltissimi camminatore che percorrono il TMB in entrambi i sensi, e chi scende ci mette in guardia contro la salita durissima (grazie tante!). Luca soffre il caldo molto più di me. Io me la passo abbastanza bene per i primi 2/3 di salita, poi anche io non vedo l'ora di arrivare. Arriviamo alla Fenetre d'Arpette alle 3, e ci accasciamo in un fazzoletto d'ombra, a bere e mangiare qualcosa. Siamo esausti e cotti dal sole, a ai nostri piedi si apre il mio incubo: una pietraia senza fine. In discesa i ruoli si invertono: io soffro e Luca mi aspetta paziente. Non mi piacciono questi sassi che non sai mai se si muoveranno o no, e cammino molto prudente.
In fondo tiro un sospiro di sollievo, e camminiamo più spediti prima su prati e poi in bosco. Sono le 6 passate e dobbiamo trovare un posto tenda, ma soprattutto acqua buona. Il sentiero ci fa un altro regalo: in mezzo al bosco un sasso pitto, grande circa 3 metri per 3, proprio vicino ad un allegro ruscello. Ci piazziamo subito, anche oggi con la tenda scoperta, così non sono necessari i picchetti. Non abbiamo la vista di ieri, ma il ruscello è il premio miglior che potessimo desiderare: passiamo buoni 20 minuti con i piedi ammollo nel fresco, ci laviamo a pezzi e laviamo i vestiti. Ceniamo con cous cous e fagioli, e prima delle 9 siamo già in branda.
Lunghezza: 14 km
Dislivello positivo: 1250 m
Dislivello negativo: 1650 m
Giorno 3: da Arpette ad Arpelle
Già alle 5 del mattino vediamo torce sfilare davanti alla nostra tenda: sono gli escursionisti del TMB che saggiamente attaccano la salita alla Fenetre d'Arpette col fresco del mattino. Alcuni guardano invidiosi il nostro posto tenda rialzato. Alle 7 siamo in marcia anche noi, e in breve scendiamo a Champex-Lac. Facciamo una breve sosta per connetterci a internet, controllare le previsioni e per prelevare del contante. Mentre ripartiamo, a sorpresa, incontriamo un vecchio amico di Luca che sta percorrendo il TMB con la compagna! Davvero una bella coincidenza!
Ci lasciamo alle spalle il lago e con esso anche il TMB: da qui chi percorre questo famoso anello prosegue verso nord in direzione di Courmayeur, noi invece proseguiamo verso est in direzione della lontana Zermatt.
Scendiamo ancora per pascoli e paesi, con bellissime case di pietra e legno. Durante la discesa discutiamo di un problema che ci stiamo trovando ad affrontare: il caldo. Avevamo programmato le tappe in modo da dormire sempre in quota, sia perché ci piace dormire in alto, sia perché in Svizzera è permesso campeggiare oltre la linea degli alberi. Però questo ci costringe a scendere al mattino e iniziare la salita col caldo del primo pomeriggio. Come se non bastasse, poiché il nostro cammino va da ovest a est, significa che siamo sempre al sole: la mattina scendiamo sul versante che guarda a est e il pomeriggio saliamo sul versante che guarda a ovest. E' tutto sbagliato! D'altra parte, essendo questo trekking molto in quota e vicino ai ghiacciai, non ci saremmo MAI aspettati questo caldo, specialmente di notte! Così prendiamo una prima decisione: dobbiamo cambiare le tappe e invertire il giro, non ci sono alternative, perché fare la salita al pomeriggio sotto il sole è davvero una sofferenza inutile.

Mentre continuiamo a scendere verso Orsières ho un'altra idea che ci svolterà il viaggio. Questo sarà l'ultimo paese che passeremo per i prossimi 5 giorni e il solo grosso centro abitato prima di Zermatt. Questo significa che dovremo fare la spesa per ben 5 giorni! Un sacco di peso. Allora propongo a Luca di alleggerire le zaino spedendo un pacco. Abbiamo passato mesi a pensare cosa portare via, come abbigliamento e attrezzatura. Ma ci aspettavamo un clima molto diverso: temperature notturne vicino allo 0 e temporali frequenti. Invece abbiamo capito di aver sbagliato: anche in quota la notte fa caldo e le previsioni non mettono nemmeno una nuvola per i prossimi 10 giorni! Luca accoglie con entusiasmo la mia idea, così appena arrivati in paese troviamo un ufficio postale, compriamo uno scatolone e ci mettiamo dentro i nostri due piumini, i sovra pantaloni impermeabili, i guanti di lana e un paio di altre piccole cose, e spediamo un pacco da 6 chili, alleggerendoci così di ben 3 chili a testa!
E' poi il momento di ricaricare lo zaino con la spesa. Scegliere cosa comprare non è facile, vogliamo avere poco peso e tante calorie, evitando cose che richiedano tanta acqua o tanto gas per cucinare, o cose che possano non durare con il caldo. Ci mettiamo un'eternità a scegliere 5 pranzi, 4 cene e 4 colazioni, ma alla fine ripartiamo belli carichi.
Di nuovo, attacchiamo la salita a mezzogiorno, sotto il sole cocente, con l'aggravante di partire davvero bassi di quota, da 900 metri. Dobbiamo salire al Mont Brulè, quasi 2600 metri, e già sappiamo che sarà impossibile arrivarci oggi. Saliamo all'inizio tra pascoli e paesini, cercando di approfittare di ogni ombra creata dagli alberi. Ci facciamo volontariamente lavare da una pompa di irrigazione, e in ogni paese tuffiamo la testa nell'acqua fresca della fontana. Ci fermiamo a pranzare all'ombra di una casa, e un uomo ci regala due pesche, un piccolo gesto che ci porta conforto. Comunque la salita è ripidissima e il caldo tremendo, non c'è modo di sfuggire ai raggi brucianti del sole, e siamo fradici di sudore. Gli zaini, seppur alleggeriti, ci sembrano dei macigni, così carichi di cibo e di acqua. Incrociamo qualche altro camminatore, in difficoltà come noi. Arriviamo a circa 2000 metri, quando decidiamo di fermarci. La fortuna ci ha assistito, infatti abbiamo di nuovo trovato un posto perfetto: è un alpeggio, ci sono molte mucche al pascolo, ma sono recintate più in alto di noi. Un bel prato pianeggiante si apre a lato della strada che stiamo salendo, sembra sfalciato da poco. Poco più in là una baita e fuori una fontana! Dietro di noi la cima del Mont Brulè e davanti a noi splendidi ghiacciai. Ci rilassiamo un po', mentre guardiamo altri camminatori proseguire verso la cima. Mi sarebbe piaciuto dormire lassù, ma non ne sarei proprio stata capace! Mentre riposiamo arriva una coppia di orientali, anche loro grondanti di sudore e stremati. Facciamo due chiacchiere sul percorso di oggi e i programmi dei giorni successivi, poi ci chiedono se possono accamparsi con noi. Ovviamente gli diciamo di sì e si trovano un posticino non troppo lontano (ma nemmeno così vicino da sentirli russare!). Anche oggi sfruttiamo l'acqua per lavarci un po' e lavare i vestiti che abbiamo inzuppato di sudore. Un vero lusso! Ma il lusso maggiore volevamo concedercelo a cena: infatti ci siamo comprati una scatola di fonduta, di quella già pronta e che basta scaldare. Non vedevamo l'ora ma... s'è rivelata una vera schifezza! L'abbiamo buttata giù solo perché morivamo di fame, ma che delusione! In compenso il tramonto non ci ha deluso, e anche stasera montiamo la nostra tendina con vista, senza il telo sopra, così da guardare le stelle.
Lunghezza: 16,6 km
Dislivello positivo: 1100 m
Dislivello negativo: 1050 m
Giorno 4: da Arpelle a Fionnay
La notte non è passata del tutto tranquilla, ad un certo punto è arrivata un'auto, si sono fermati e sono rimasti un po'. Abbiamo sentito le portiere sbattere e i fari illuminarci. Ci siamo un po' preoccupati, ma abbiamo fatto finta di niente e dopo un po' se ne sono andati. Potevano essere i pastori venuti a controllare gli animali oppure una coppietta. Comunque non ci hanno dato fastidio, per fortuna. Salutiamo i nostri nuovi amici orientali e iniziamo la salita.
Finalmente ci godiamo appieno la salita! Il sole inizia a illuminare l'altro versante della valle, mentre il nostro promette di rimanere all'ombra ancora per qualche ora. Fa fresco, siamo riposati, e le gambe vanno finalmente come dovrebbero: a pieno ritmo senza sforzo. Ogni tanto ci fermiamo a raccogliere dei mirtilli, sono tantissimi, grossi e davvero invitanti!

L'ultimo tratto in cresta è davvero uno spasso, il panorama incredibile. Arriviamo in cima che ci sembra di non aver fatto nessuna fatica! Guardando indietro registro un video in cui si riesce a vedere tutto il percorso fatto negli ultimi due giorni, pazzesco! Sulla cima ci sono alcune postazioni di guerra, e passiamo un po' di tempo ad esplorarle, prima di proseguire fino alla Cabane De Mille. Qui ritroviamo i nostri amici, e scopriamo che vengono niente meno che dalla Malesia! Inoltre sono degli esperti di queste zone: l'anno prima hanno fatto il TMB e la cima del Monte Bianco!
Nel rifugio prendiamo una fetta di torta e una bibita. Io opto per una limonata (qui non hanno le classiche marche americane di bibite, niente coca cola o pepsi, ma hanno bevande simili, tutte made in svizzera). Ma stavolta mi va male, è la cosa più schifosa che abbia mai bevuto!! Sa, e non esagero, da detersivo per i piatti frizzante! Una vera schifezza, per 5 franchi! Fosse per me la lascerei là, ma Luca eroicamente si offre di finirla offrendomi il suo succo di mela. Mi aspetto quasi di vederlo sputare bolle di sapone!
Proseguiamo su un sentiero davvero rilassante, tra pascoli, baitine in pietra, mirtilli e mucche. Oggi siamo davvero di ottimo umore, ci stiamo godendo ogni passo. La decisione di cambiare le tappe per fare la salita al mattino e la discesa al pomeriggio è stata vincente, e mentre proseguiamo chiacchieriamo sulla nuova suddivisione. Ci viene in aiuto un errore di valutazione che abbiamo fatto: verso mezzogiorno arriviamo ad un bel laghetto blu, Goli di Servay, dove avevamo pianificato di fermarci per la notte! Non poteva andare meglio di così: possiamo proseguire la discesa per il fondovalle, così da iniziare in salita il giorno dopo. Ma non prima di aver approfittato di queste acque cristalline per un bel bagno! Era proprio quello che mi mancava per rendere perfetta questa giornata.
Il pomeriggio continua con sali scendi fino a Cabane Brunet (pausa gelato), e poi una ripidissima discesa in bosco fino al fondovalle.
Trovare un posto per dormire qui non è facile. Innanzitutto abbiamo poca acqua, quindi dobbiamo assolutamente trovare una fontana. I torrenti qui sono molto torbidi, colpa dell'acqua di fusione che scende dai ghiacciai. Fionnay è un paese di 4 case e un albergo, nato tra due bacini artificiali che raccolgono l'acqua da altre dighe a monte. Non abbiamo speranza di trovare posto per dormire, e non abbiamo voglia di iniziare la salita.
La fortuna ci assiste di nuovo, regalandoci una piccola fontana. Ci fermiamo subito per riempire le borracce e lavarci. Gironzoliamo un po', siamo in un piccolo agglomerato di casette per villeggiatura, circondate da un piccolo boschetto. Proprio in questo spazio ci intrufoliamo e scoviamo un piccolo spazietto adatto alla nostra tenda. Ripuliamo il terreno da pigne e rametti e ci siamo creati in un attimo la nostra casa per la notte! Di così poche cose si ha realmente bisogno... E a proposito di bisogni, iniziamo a renderci conto di aver comprato troppo poco cibo! Siamo affamatissimi e spazzoliamo la cena della sera (rosti con lo speck) e il pranzo del giorno dopo (insalatissime rio mare).
Lunghezza: 16,5 km
Dislivello positivo: 900 m
Dislivello negativo: 1150 m
Giorno 5: da Fionnay a Col de Louvie
La notte passa tranquilla, di nuovo molto calda per via della bassa quota. Al mattino passiamo vicino all'imponente centrale elettrica sotto alla diga di Fionnay. Fa impressione camminare sotto questo ronzio elettrico. In paese facciamo una sosta al bar per comprare dei panini, per ripristinare il pranzo che abbiamo divorato la sera prima. Oggi ci attende molto dislivello, più di 1600 metri! Iniziamo la ripidissima salita a tornanti. E' un posto conosciuto, e c'è parecchia gente che sale. Come il giorno prima apprezziamo il fresco del mattino e l'ombra, e saliamo veloci senza fatica. La Cabane de Louvie è uno spettacolo, una catena di ghiacciai da un lato e un lago blu dall'altro! Il lago è artificiale, e fa parte del sistema di dighe per creare energia idroelettrica che abbiamo passato al mattino.
Davanti ad una fetta di torta di rito chiacchieriamo con un italiano, che il giorno prima ha fatto il percorso che noi faremo oggi e domani. Ci scambiamo un po' di informazioni e ci mette in guardia sull'attraversamento di un torrente ai piedi di un ghiacciaio.
Camminiamo fino al lato opposto del lago, e troviamo una vecchia stalla. Il soffitto è fatto di pietre a volta, sembra incredibile che stiano su! Fuori un cartello mostra la valle prima della diga: un vero giardino dell'eden, pascoli e casupole, e centinaia di mucche. Riprendiamo la salita e siamo di nuovo soli. Il lago alle nostre spalle si fa piccolo piccolo, mentre il ghiacciaio che lo sovrasta appare sempre più imponente. Vediamo le prime stelle alpine, e una marmotta per nulla impaurita da noi. Il caldo ora picchia, ma vediamo la meta non troppo lontana. Prima di raggiungere la forcella peschiamo acqua in una minuscola sorgente.
Arriviamo finalmente al Col de Louvie, e la vista che si apre è incredibile: c'è un immenso ghiacciaio da un lato, che si scioglie in un laghetto turchese circondato da pietraie scure. Come se non bastasse un gruppo di stambecchi ci osserva a pochi metri!
Insieme ai nostri amici malesi che ci hanno raggiunto puntiamo al lago: noi ci fermeremo lì a dormire, mentre loro proseguiranno. Questo è il punto su cui ci aveva messo in guardia il ragazzo al rifugio. Infatti sia il torrente che entra nel lago sia quello che esce sono pieni d'acqua impetuosa e torbida. Guardiamo da lontano i nostri amici che cercano un passaggio a monte, ma finiscono per togliersi le scarpe e attraversare con l'acqua all'inguine. Noi cerchiamo un passaggio per l'indomani, ma anche a valle pare che l'unica possibilità sia guadare.
Comunque per il momento ci rilassiamo. Montiamo la tenda in riva al lago e mangiamo un pacchetto di patatine comprato al bar. Per la prima volta montiamo la tenda completa, e mentre ceniamo grossi nuvoloni si addensano. Stanotte dormiamo a quasi 3000 metri! Per cena abbiamo pasta alla carbonara liofilizzata. Niente male, ma ce ne voleva una busta a testa anziché una in due! Mentre mangiamo un gruppo di stambecchi ci sfila davanti senza alcuna paura, guadano il fiume e proseguono verso il ghiacciaio. Com'è emozionante vederli così! Abbiamo giusto il tempo di ammirare un tramonto fantastico, poi inizia a tuonare e ci rifugiamo in tenda. Fa solo poche gocce, poi tutto si calma.
Lunghezza: 12,1 km
Dislivello positivo: 1650 m
Dislivello negativo: 300 m
Giorno 6: da Col de Louvie a Glacier de Cheilon

Al mattino ci attende una bella sorpresa: l'acqua del lago e del torrente è calata! Il freddo della notte ha rallentato lo scioglimento del ghiacciaio, quindi la corrente è più calma. Possiamo così attraversare senza difficoltà, e proseguire verso i laghetti sovrastanti. Questo tratto è magnifico: camminiamo su una pietraia nera, e ogni tanto compare qualche laghetto di fusione, su cui si specchiano le montagne. A valle si vede un lago più grande, e il torrente che lo raggiunge scava dolci serpentine nell'erba verde. Nell'ultimo tratto per il col de Prafleuri la pietraia si fa più scomoda, bisogna trovarsi il percorso migliore tra grosse pietre mobili. Luca è molto più a suo agio di me in queste situazioni, quindi lo lascio andare avanti a fare strada. Raggiungiamo il passo a 2987 metri, punto più alto del trekking! Alla nostra destra un nuovo imponente ghiacciaio, mentre sotto di noi si vede una valle scavata e stravolta da una vecchia miniera.
Scendiamo in questa valle e ci fermiamo alla Cabane de Prafleuri, per mangiare qualcosa e caricare il cellulare. Riusciamo anche a connetterci a internet, dopo giorni senza, e possiamo

controllare le previsioni: temporali nel pomeriggio.
Riprendiamo la salita verso il prossimo colle. Visto da sotto sembra verticale, ma in realtà ci sono comodi tornanti che ci portano su in breve tempo. Al Col des Roux un nuovo spettacolo si apre sotto di noi: un lunghissimo lago, di un azzurro intenso, che termina sul ghiacciaio de Cheilon. E' il lago Dix, che molte volte avevamo visto programmando il viaggio. E' davvero stupendo, e siamo sempre più entusiasti. Durante la discesa vediamo una mamma stambecco con il suo piccolo. Lui ci guarda curioso, mentre lei continua a ruminare pacifica. Passiamo per due bei bivacchi (chiusi, prenotabili on line) e raggiungiamo la mulattiera che costeggia il lago.
Questo tratto è bellissimo, eppure nonostante sia in piano io inizio ad accusare un po' di stanchezza, sembra non avere fine! Ci fermiamo per una pausa pranzo (riso precotto col tonno) e un po' di riposo. Giunti all'estremità del lago finisce la mulattiera, e si ricomincia a salire ripidi. Dietri di noi si addensano grossi nuvoloni neri, e si sente qualche tuono. Siamo ora sulla morena, ai piedi del ghiacciaio. I torrenti che scendono sono impressionanti, impetuosi e potenti, trasportano sassi di grosse dimensioni. Impensabile riempire le borracce. Il piano era di salire fino alla forcella, e trovare un posto tenda lungo la discesa sull'altro lato della valle, ma ad un certo punto si alza il vento, e grossi goccioloni iniziano a venir giù. Minaccia un temporale coi fiocchi. Prendiamo una decisione lampo: a lato del sentiero c'è un minuscolo spazietto in piano, e in due secondi tiriamo sul la tenda e ci ripariamo dentro. Come mi stendo in tenda e appoggio la testa sullo zaino mi addormento, mentre fuori si scatena il temporale.
Dura poco, nemmeno un'ora e possiamo uscire a valutare la situazione. Non sono ancora le 4, ma siamo stanchi, potrebbe piovere ancora, e il posto non è affatto male. Così decidiamo di fermarci e riposare. L'unico problema è che dobbiamo razionare l'acqua. Quanto al cibo invece possiamo dare fondo alle nostre scorte residue, perché domani troveremo un supermercato.
Lunghezza: 14,9 km
Dislivello positivo: 950 m
Dislivello negativo: 1000 m
Giorno 7: dal Glacier de Cheilon a Molignon
Durante la serata abbiamo deciso un nuovo programma per questa giornata. Dopo 5 giorni senza passare paesi e 7 senza una doccia non vediamo l'ora di raggiungere il campeggio di Arolla! Non è lontano, calcoliamo circa 3 ore, quindi il piano è di raggiungere il paese, fare una grossa spesa, andare in campeggio, e passare il pomeriggio a lavarci, fare il bucato, mangiare e riposare.
Partiamo con questo obbiettivo, e iniziamo l'ultimo tratto di salita. Questo è forse il tratto più bello percorso finora. Camminiamo su una morena, e sotto di noi si vede il ghiacciaio con i suoi laghetti di fusione. Facciamo tantissime foto, è uno spettacolo!
Purtroppo il Pas des Chevres non si può fare. Avevamo visto molte foto di questa forcella, che si raggiunge con una scaletta di metallo. Troviamo dei cartelli che avvisano che la scala è crollata l'anno scorso, e dirottano il sentiero sul vicino Col de Riedmatten. Attraversiamo qualche breve tratto attrezzato e raggiungiamo la forcella. Ci fermiamo poco, e attacchiamo la lunga discesa che ci attende fino ad Arolla. Si vede che ci stiamo di nuovo avvicinando alla civiltà, qui ci sono molte piste da sci e seggiovie.

Appena arriviamo in paese andiamo nell'unico piccolo supermercato e compriamo il cibo per solo un giorno (carissimo!), perché domani potremo fare rifornimento ancora. Poi entriamo nell'unico bar aperto, e festeggiamo la fine di questo lungo tratto isolati con una magnifica coppa gelato!!
Scendiamo ancora un po' per raggiungere il campeggio, ma qui ci attende una brutta sorpresa: il campeggio è chiuso a causa di una frana! Questa sì che è una grossa delusione. In alternativa l'hotel vicino ha allestito un micro campeggio: un parcheggio, senza un albero, con bagni chimici. Che schifezza! Decidiamo subito che non ci saremmo fermati. Ma che fare ora? La voglia di fare una doccia e riposare è tanta. Il percorso ufficiale prevede una tappa tra Arolla a Les Hauderes, salendo fino al famoso Lac Bleu per poi riscendere nella stessa valle di Arolla. Vicinissimo a Les Hauderes, a Molignon, c'è un altro campeggio, ma arrivarci in giornata seguendo questo percorso è quasi impossibile, arriveremmo tardi e stanchi, addio tempo per doccia e bucato. Decidiamo così di modificare il percorso, saltando il Lac Bleu e scendendo semplicemente a fondovalle fino al campeggio. Un po' mi dispiace saltare il lago, però anche il sentiero di fondovalle si rivela molto bello. Camminiamo a lato del fiume tra prati e paesi di case in pietra. A pranzo condividiamo una panchina con due signore francesi appassionate di botanica con cui abbiamo una bella chiacchierata sulle piante locali. Quando incrociamo il sentiero che scende dal lago troviamo una folla di gente e auto parcheggiate. Ripensando all'esperienza del Lac Blanc il primo giorno non siamo più così dispiaciuti di averlo saltato!
Ci troviamo in difficoltà quando ad un bivio troviamo il nostro sentiero sbarrato da un cartello: SENTIERO CHIUSO. Che fare? Siamo demoralizzati, accaldati e stanchi. Decidiamo di risalire e proseguire sulla strada asfaltata. Ma si presenta un altro problema: c'è una galleria, a senso unico, che sembra essere lunga, stretta e mal illuminata. Troppo pericolosa da fare a piedi. Non ci resta che fare autostop. Una ragazza ci salva, e si offre di portarci fino in paese. Siamo tentati, ma rifiutiamo, e ci facciamo lasciare giù al di là della galleria. Continuiamo la discesa tra pascoli e paesini e finalmente arriviamo al campeggio. Alla reception quasi ci viene un colpo quando il proprietario ci dice che non ha posto! Per fortuna si impietosisce e dice che se ci accontentiamo ci trova un piccolo spazietto. Questo è un campeggio di lusso, nel "piccolo spazietto" che ci assegna il campeggio di Chamonix avrebbe ammassato 4 tende. Anche i bagni sono pulitissimi e grandi, facciamo finalmente una lunghissima doccia bollente! Ci avanza anche il tempo di berci una birra al bar mentre fuori infuria un temporale, prima di una meritata cena in ristorante.
Lunghezza:18,7 km
Dislivello positivo: 450 m
Dislivello negativo: 1700 m
Giorno 8: da Molignon a Lac de Chateauprè
Dopo aver fatto la spesa vicino al campeggio iniziamo la salita verso il Col du Tsatè, 1500 metri più in alto. Il sentiero sale ripido tra boschi e baite, poi su pascoli e infine su pietraia. Arriviamo ai quasi 2900 metri del colle, e dopo una breve pausa iniziamo la discesa. Finora il sentiero è stato bello, ma niente di particolarmente emozionante.

Ma mentre scendiamo si apre davanti a noi uno scenario incredibile. Si vedono quattro laghi, uno sopra l'altro, ciascuno di un blu differente, e sopra di loro il maestoso ghiacciaio di Moiry. Scendiamo affascinati, ogni passo più vicini a questa meraviglia. Avevo visto questo luogo dalle foto, e non vedevo l'ora di dormire sulla riva del lago, ma le foto non rendevano giustizia a questa maestosità! Facciamo decine di foto al primo laghetto, Lac de la Bayenna. Questo non è alimentato dal ghiacciaio, perciò l'acqua è trasparente e pulita, e le montagne si riflettono come su uno specchio. Scendiamo verso il lago centrale, e perdiamo un po' di tempo a gironzolare e fare foto. Al lago arriva una strada e c'è un parcheggio, perciò c'è anche molta gente. Noi ci appollaiamo su una panchina gigante, vista lago e ghiacciaio, e mangiamo patatine in attesa che se ne vadano tutti. Quando non rimane quasi più nessuno piantiamo la nostra tenda in un magnifico spazio pianeggiante proprio davanti al lago. Che meraviglia! Questo posto tenda li batte tutti! (per ora!?). Ci sono altre tende attorno al lago, ma il nostro è decisamente il posto più bello. Magniamo il miglior rosti e pancetta con vista, e ci ritiriamo in tenda mentre inizia a tuonare.
Lunghezza: 12,5 km
Dislivello positivo: 1550 m
Dislivello negativo: 600 m
Giorno 9: da Lac de Chateauprè a Trient
Dopo colazione a base di caffè, brioches e alba sul ghiacciaio, iniziamo a salire verso la Cabane du Moiry. Questa è l'unica deviazione del trekking, quindi dovremo poi tornare indietro fino quasi al lago. Ma ne vale la pena: lungo il sentiero possiamo ammirare i laghi e la valle da una prospettiva diversa, e arrivati al rifugio la vista è incredibile! Siamo ora proprio sopra il ghiacciaio, sembra di poterlo toccare! L'emozione è fortissima, siamo al settimo cielo! Per di più mangiamo uno dei migliori brownies che abbia mai assaggiato!

Scendendo incontriamo sempre più gente, è un percorso molto gettonato. Ma poi lasciamo il sentiero principale e incontriamo solo una pastora che controlla le sue vacche nere. Questo tratto è semplicemente magnifico: un lungo falsopiano sopra il Lac de Moiry, così blu da far invidia al cielo. Infine una ripida salita ci porta al Corne de Sorbois, con un novo panorama su nuovi ghiacciai.
Da qui la discesa sarebbe una lunga strada forestale su piste da sci. Noi siamo stanchi, e abbiamo voglia di riposare un po', perciò prendiamo la seggiovia, che in poco tempo ci porta a fondovalle. Lungo la discesa vediamo una punta comparire all'orizzonte: è il Cervino, la nostra meta!
A Zinal facciamo una fermata in una pasticceria, che si dichiara essere "la migliore della svizzera" perché vogliamo provare la cioccolata calda svizzera. Che delusione!! Ci portano una enorme tazza di latte a lunga conservazione, con dentro un pezzo di cioccolata da far sciogliere, per 6 franchi! Facciamo la spesa per i prossimi due giorni e andiamo in campeggio a farci una lunga doccia calda. Per cena salsicce in umido coi fagioli, per un pieno di proteine!
Lunghezza: 17 km
Dislivello positivo: 1150 m
Dislivello negativo: 800 m
Giorno 10: da Trient a Gruben
Una ripida salita ci fa alzare in fretta sopra la valle, per poi proseguire in falsopiano tra pascoli e malghe. La WHR ha alcune varianti, ma a Zinal si riincontrano tutte, quindi oggi troviamo più escursionisti che percorrono questo trekking, e che hanno scelto i precorsi più a nord. C'è una coppia di francesi e un gruppo di una decina di americani, più molti altri. Evidentemente i percorsi più a nord sono più gettonati, eppure noi siamo passati più vicino ai ghiacciai. Scambiamo qualche chiacchiera con qualcuno, ottima scusa per fare una pausa durante la salita! Scavalliamo la Forcletta, ma nonostante scrutiamo l'orizzonte non riusciamo a vedere il Cervino. Una ripida discesa intervallata da pause per mangiare mirtilli e lamponi ci porta nei pressi del paese di Gruben. Ci aggiriamo attorno al paese, ma non sembra esserci un posto adatto per campeggiare. Quasi tutti si dirigono all'unico albergo. Alla fine troviamo una piccola area pic nic recintata, e decidiamo che per stanotte andrà benone. Abbiamo un'abbondante scorta di cibo, e passiamo la serata a rilassarci, mangiare, e fare un bagno nel fiume.
Lunghezza: 17,6 km
Dislivello positivo: 1300 m
Dislivello negativo: 1150 m
Giorno 11: da Gruben a Sankt Niklaus
La salita oggi va su ripidissima, nessuna pausa dal paese fino ad Augstbordpass. Ritroviamo tutti i compagni del giorno precedente, e in cima al passo il gruppo di americani dedica anche a noi un applauso per la salita terminata! All'orizzonte si accumula qualche nuvola minacciosa, perciò scendiamo veloci. Dobbiamo attraversare una brutta pietraia, di quelle che io odio, e questo mi rallenta un po'. Inizio ad essere veramente stanca, e non vedo l'ora di arrivare. Un bel traverso ci fa girare attorno alla montagna, e sbuchiamo proprio sopra la valle di Zermatt. Da qui si vede tutta la valle, circondata dai suoi ghiacciai, ma... ancora niente Cervino! Riprendiamo una discesa che pare infinita, fino a Jungen. Qui c'è una seggiovia, che ci farà saltare l'ultimo tratto di discesa spaccagambe, per portarci direttamente a Sankt Niklaus. Questa è una vecchia funivia, che funziona a richiesta: quando è piena (4 persone) bisogna suonare il campanello e chiedere di farci scendere! In cabina siamo noi e una coppia di francesi, e ci mettiamo un po' a capire come funziona.
In paese ci prendiamo una meritatissima coppa gelato, prima di prendere il bus per Grachen.
Abbiamo passato molto tempo, sia prima del trekking, che durante in cammino, a discutere su come combinare le ultime tappe. Ufficialmente da Sankt Niklaus il cammino sale a Grachen, per poi proseguire sull'Europaweg fino a Zermatt, per un totale di altre 2 tappe. L'Europaweg è un sentiero meraviglioso, che con un lungo traverso in falsopiano sovrasta tutta la valle di Zermatt. Ci sono però alcuni problemi che ci hanno dato da pensare.
Innanzitutto un tratto di questo sentiero è chiuso per frana. Questo costringe tutti i camminatori di quest'anno a scendere a valle e risalire, il che comporta una aggiunta di 1000 metri di dislivello sia in salita che in discesa, in pratica una giornata in più.
Campeggiare non è facile, il terreno è ripido e franoso.
Vogliamo aggiungere i due laghi Stelleisee e Riffelsee, il che ci aggiunge una giornata.
Infine il meteo ha deciso di cambiare. Siamo andati più veloce del previsto, e ci restano ancora 4 giorni, ma i prossimi due prevedono pioggia.
A tutto questo si aggiunge un po' di stanchezza, così alla fine abbiamo preso questa decisione: passeremo i due giorni di pioggia in una stanza a Grachen (unico posto dove abbiamo trovato da spendere 100 euro a notte), poi prenderemo il treno per un pezzo, e riprenderemo il sentiero subito dopo il tratto chiuso per frana.
Così passiamo due giorni di relax, facciamo una giornata da turisti a Zermatt e una a guardare la pioggia.

Lunghezza: 13,2 km
Dislivello positivo: 1100 m
Dislivello negativo: 950 m
Giorno 12: da Sankt Niklaus a Riffelsee
Ricaricarti, torniamo a Sankt Niklaus e prendiamo il treno fino a Tasch e l'autobus per Taschalp. Qui riprendiamo il sentiero subito dopo il tratto chiuso per frana. Purtroppo siamo immersi in una nebbia fitta. Siamo molto delusi, perché questo tratto doveva essere proprio bello, con il Cervino di fronte... Inoltre io non vedevo l'ora di vedere la montagna riflessa sui laghi... Sono molto abbattuta, ma non ci si può far nulla, perciò proseguiamo nella nebbia per diverse ore. Ogni tanto

a lato del sentiero ci sono dei piccoli bunker costruiti nella roccia, da usare in caso di frane. Che impressione! Quando arriviamo alla fine dell'Europaweg la nebbia inizia ad alzarsi, e a farci vedere il fondovalle. Mentre proseguiamo verso il primo lago pian piano il Cervino si mostra, prima solo la cima, poi per intero. Che meraviglia! Ora il sentiero è molto affollato, treno e seggiovia sbarcano centinaia di persone che fanno la breve escursione fino allo Stelleisee. Ma noi siamo arrivati qui con le nostre gambe da Chamonix!! Il Cervino s'è mostrato solo per noi, per premiarci della nostra impresa! Arriviamo finalmente al lago, e la situazione è molto simile a quella vista giorni fa al Lac Blanc: molte persone ammassate, e niente riflesso a causa del vento. Pazienza, già sono felice che non ci sia più la nebbia! Mangiamo un panino e proseguiamo sul giro dei 5 laghi. Raggiunto il Grunsee iniziamo a salire in direzione del Riffelsee. Ora non c'è più nessuno, ed è tornato a splendere il sole. Il paesaggio è magnifico, ma il posto è devastato: piste da sci, piloni, seggiovie, rifugi, cantieri, bacini artificiali e immondizie ovunque! Però mi raccomando: il campeggio è vietato, perché schiacci l'erba! Che schifo!
Pochi metri prima del lago c'è una stazione del treno a cremagliera, e scendono decine di persone per fotografare questo posto famosissimo. Anche noi siamo qui per il lago ma... non mi aspettavo questa vista! Davanti a noi si apre un ghiacciaio enorme, e cime da nomi familiari: siamo sul lato svizzero del Monte Rosa! Raggiungiamo il lago, ed è magnifico. Si vede un po' di riflesso, ma purtroppo la cima del Cervino è nascosta dalle nuvole. Ci sediamo per un'oretta, per vedere se si libera, ma niente. Pazienza, tanto abbiamo in mente di tornarci per l'alba.
Ci rimettiamo in cammino, stavolta puntando verso il Monte Rosa. Questo tratto di sentiero è surreale: un lungo precorso in piano, comodo, con davanti il Monte Rosa, dietro il Cervino, e sotto di noi una lingua glaciale. Vediamo marmotte e stambecchi. Non ho parole per descrivere l'emozione che ci ha dato questo ultimo tratto. Sicuramente è stato il culmine del nostro trekking! Ma oggi le emozioni non sono finite, perché alla fine del sentiero ci aspetta il posto tenda più figo del trekking! Di posti tenda stupendi ne abbiamo passati, ma questo li batte tutti! Facciamo decine di foto alla nostra tendina di fronte al ghiacciaio e con la luce del tramonto, e festeggiamo l'ultima cena sulla WHR con hot dog con formaggio e pancetta.
Appena inizia a fare buio andiamo a dormire, che domani abbiamo la sveglia presto....
Lunghezza: 23,4 km
Dislivello positivo: 1400 m
Dislivello negativo: 900 m
Giorno 13: da Riffelsee a Zermatt
La sveglia suona alle 5, ma per una buona causa. Usciamo dalla tenda e ci accoglie lo spettacolo delle stelle. Fanno così tanta luce che sembrano riflettersi sul ghiacciaio. Sia sul Rosa che sul Cervino si vedono le luci degli alpinisti che salgono verso le vette. Invece la lingua di ghiaccio sotto di noi è nascosta da una nuvola, che sembra fargli da coperta per la notte. Smontiamo in fretta la nostra tenda, per l'ultima volta, e percorriamo a ritroso il cammino della sera prima. Man mano che proseguiamo la luce dell'alba scaccia le tenebre, e le montagne si vedono più nitide. E' uno spettacolo indescrivibile, e ci sentiamo dei privilegiati. Proseguiamo in silenzio, godendo di ogni minima variazione di luce e ombre davanti a noi.
Arriviamo al Riffelsee ed è semplicemente perfetto: il Cervino è libero, e l'acqua uno specchio. E' così bello!
Non siamo soli, ci sono alcune persone arrivate col treno, altri stanno smontando le tende. Fa molto freddo. Ammiriamo lo spettacolo in silenzio, attendendo l'alba.
Purtroppo la nuvola che prima copriva il ghiacciaio si è alzata, ha scavalcato la forcella e la vediamo scendere inesorabilmente verso di noi, finché ci avvolge completamente in una fitta nebbia, che rende l'aria ancora più gelida. Non si vede più ad un metro. Siamo dispiaciuti, ma non ci lamentiamo, già così è stato un regalo magico. Tiriamo fuori il fornello e iniziamo a scaldarci il caffè, mentre l'ora dell'alba arriva e passa. Poi accade il miracolo, l'ultimo magnifico dono di queste terre al nostro viaggio: la nebbia si dissolve, svelandoci la sagoma aguzza del Cervino infiammata dal sole dell'alba, che si riflette sullo specchio del lago! Impossibile descrivere l'emozione dei minuti successivi, che passiamo in ammirata contemplazione.
Arriva il momento di ripartire, ormai ci attende solo una lunga discesa fino alla nostra meta finale. La valle è avvolta in una nuvola, noi scendiamo prima su un bel sentiero dove incontriamo solo un gruppetto di camosci, poi facciamo lo slalom tra mega alberghi di lusso, seggiovie e binari del treno. L'ultima sorpresa è un lungo ponte che ci fa attraversare una piccola valle, su cui corrono i binari del treno.
Arriviamo a Zermatt verso le 11, posso così fermare il tracciato gps e dichiarare conclusa la nostra grande impresa! Il paese è affollatissimo di turisti, noi con i nostri grossi zaini facciamo fatica a farci largo tra la folla. Raggiungiamo una bakery, dove entriamo a festeggiare.
Infine è ora di prendere il treno, che ci riporterà a Briga dove abbiamo la macchina e un hotel prenotato per una lunga doccia prima di rientrare.
Lunghezza: 12,9 km Dislivello positivo: 100 m Dislivello negativo: 1150 m
Considerazioni e consigli
Se siete arrivati a leggere fin qui avete già capito cosa penso di questo trekking: mi è piaciuto da morire, è stato tutto perfetto, potrei ripartire domani! Non mi sono minimamente pentita di averlo preferito al TMB, inoltre consiglio caldamente le due deviazioni che abbiamo fatto, quella al Lac Blanc e al Riffelsee.
Campeggiare qui è una gioia: posti meravigliosi vi attendono, ci sono moltissime possibilità. Non serve passare ore a pc (come ho fatto io) per segnarsi sulla mappa tutti i possibili posti tenda visti su video e google maps.
Riguardo alle difficoltà tecniche non ne abbiamo trovata quasi nessuna. A parte il tratto in discesa dal Lac Blanc (che non fa parte del percorso ufficiale), abbiamo incontrato solo un paio di punti con alcune corde di sicurezza, ma niente di difficile. Le difficoltà maggiori stanno nella lunghezza delle tappe e impegno dei lunghi dislivelli e, per chi sceglie di campeggiare, nei 5 giorni senza rifornimenti.
Ovviamente è possibile percorrere questo trekking anche dormendo in rifugio, sul web troverete decine di siti che propongono la divisione in tappe con questa soluzione.
Riguardo alle varianti ce ne sono due, che possono cambiare di molto la faccia del viaggio. Noi abbiamo sempre scelto quelle più a sud, perché più in quota e più vicine ai ghiacciai. Nel primo caso abbiamo scelto quella più lunga, nel secondo quella più corta. Ovviamente non posso dire come fossero le altre opzioni, ma a guardare le mappe e alcuni video a noi attiravano di più queste, e non ce ne siamo pentiti.
La Svizzera è costosa, si sa. Le nostre spese sono state: treni da Briga a Chamonix e da Zermatt a Briga, 4 seggiovie, 3 notti in campeggio, spesa nei supermercati, torte e bibite nei rifugi, 2 cene in ristorante. Comunque a fine vacanza abbiamo speso davvero tanto, anche escludendo le due notti in camera a Grachen. Considerate che mediamente in un rifugio per 2 fette di torta e 2 lattine ti chiedono 30 franchi. Anche il cibo nei supermercati è caro, e se non si sta attenti si rischia di spendere 100 franchi per due giorni di provviste. Invece i campeggi hanno prezzi migliori, 30-35 franchi per una tenda e due persone. Per la nostra esperienza mangiare in ristorante non ne è valsa la pena: prezzi esorbitanti e cibo poco buono.
Riguardo ai telefoni noi abbiamo cercato di usarli meno possibile. Abbiamo fatto una esim per poter controllare le previsioni meteo ogni tanto, ma la rete era scarsa lungo il percorso. Riguardo alle ricariche ci siamo arrangiati con un powerbanck in due, poi ogni pausa in rifugio era un buon momento per attaccarsi alla corrente, anche solo 10 minuti.
Eravamo partiti equipaggiati per temperature polari, invece ci siamo trovati a fare i conti con il caldo. Certo non sarà sempre così, ma se state pianificando questo viaggio non fate il nostro errore, informatevi bene sulle temperature. Anche di notte era sempre tiepido e asciutto, anche a 2900 metri. Per noi che siamo abituati qui in Dolomiti, dove appena cala il sole tutto si inzuppa di umidità, è stata una gioia indescrivibile passare svariate notti senza il telo sopra della tenda, e svegliarsi perfettamente asciutti!
Sulla mia pagina instagram trovi un racconto foto/video del viaggio nelle storie in evidenza
Spero di avervi convinti a partire per questa avventura!
Buon cammino!





























































































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